Alla fine, la difesa quasi d'ufficio è sembrata più che altro il modo per non alzare subito bandiera bianca, nonostante che su quella barricata, eretta a difesa dell'operato della Giunta e della delibera bavaglio, si siano lanciati Fabio Valerio e Gianni Pitta con piglio battagliero per spalleggiare la requisitoria di Costantino Dell'Osso, ancora disposto, snudata la spada, a spendere fiato ed energie nel denunciare quel torto subìto nel cuore dell'estate, a proposito dello spettacolo di illusionismo della discordia, servito attraverso un foto montaggio su un social network da un ex assessore (ed è forse questa la colpa maggiore). Difendono la libertà di espressione, accettano il confronto anche aspro, ma condannano e rigettano la diffamazione, hanno sbandierato i locali governanti.
C'è stato un assedio in queste settimane al sancta santorum di Palazzo Mozzagrugno, dove era stato partorito quel chi va là alla libera stampa e ai cittadini per contenere e combattere il dileggio, le uscite sopra le righe nei meandri di facebook, il pensiero ritenuto diffamatorio sui giornali e sulle testate on line. Bordate a quel provvedimento sono arrivate anche da lidi lontani collocati ben oltre la provincia; un coro che, non lo dicono, ha impressionato l'esecutivo cittadino, al punto da indurlo a scendere in piazza (quando si dice il potere dell'opposizione) per difendersi attaccando e citando un caso manfredoniano rivelatosi per nulla attinente alla nostra questione.
Oggi, nell'Aula del Consiglio comunale, l'epilogo, o il prologo all'epilogo, celebrato a più voci dai banchi di maggioranza e da quelli di minoranza. Michele Barisciani, Vito Maggi, Aldo Vitarelli, Vincenzo Forte, Renato Gentile e, naturalmente Antonio Tutolo e Francesco Di Battista, hanno scaricato i colpi di mitraglia sul bersaglio grosso; anche Giuseppe Pica ha ritenuto di aggiungere che la delibera non gli è piaciuta, così come "non è piaciuta a tanti", ha aggiunto il presidente del Consiglio comunale.
Di Battista, in particolare, ha evidenziato le differenze tra il caso di Manfredonia (il Comune sipontino ha querelato una testata giornalistica locale perché si è sentito diffamato) e quello di Lucera, dove, invece, a suo dire, si è cercato di creare un sistema permanente in grado di offrire agli amministratori il vantaggio di citare in giudizio chicchessia, anche i semplici cittadini, usufruendo dell'ufficio legale comunale, aspetto che avrebbe scoraggiato qualsiasi dissenso, dovendosi ricorrere al portafogli personale. E' stato, sostanzialemnte, un errore politico, per il consigliere futurista. Mentre Tutolo ("io sono malpensante") ha esposto una riflessione tramite la quale egli vede la delibera 235 anche come una sorta di strumento di lotta politica per eliminare il consigliere avversario. Perché la chiamata in giudizio, per mano di un collega o di un dirigente, comporta l'incompatibilità con la presenza nella massima assise cittadina. Insomma, io ti denuncio e intanto diventi incompatibile così sloggi da Palazzo Mozzagrugno. Ma è stato il tono usato da Gentile, organico alla maggioranza, a sorprendere per determinazione. Una dura rampogna, "perché la 235 non doveva mai nascere. La città la rifiuta; è una clava ed è pericolosa e intimidatoria. Revocatela! Non costringeteci ad andare avanti", ha sentenziato l'esponente degli Indipendenti per Lucera, alludendo addirittura ad un possibile ricorso al Tar (anche lui).
Alla fine, sugli ultimi fuochi della battaglia, Fabio Valerio, non avendo la possibilità di intimare come Brenno a Roma Vae victis (guai ai vinti), ha lanciato la proposta di armistizio per chiudere con la 235: "Noi cercheremo di revocarla, ma non rinunceremo mai a tutelarci secondo quanto ci consente la legge"; sull'altro piatto della bilancia, l'assessore alla Trasparenza ha chiesto, però, di voler vedere la rettifica a quanto pubblicato su facebook dall'ex assessore Marucci, perché lo spettacolo del mago, a Lucera, non sarebbe costato più che altrove.
Marucci si starebbe industriando per fare la sua parte in quella direzione.
Tutto per una manifestazione - è il nostro pensiero - comunque costosa e della quale non si avvertiva il bisogno. L'estate lucerina, proprio a causa di quello spettacolo che ha assorbito tante risorse, - bisogna convenirne - è stata anemica e poco attrattiva. Altrove, basti guardare ai vicini comuni dei Monti Dauni, sono stati capaci di fare meglio, con molto meno e tanta creatività, e senza magie di alcun genere.