Da una parte c'è la cittadinanza che rivendica il diritto a vivere tranquilla, dall'altra le aziende che assicurano di operare secondo quanto specificato nelle autorizzazioni. In mezzo, ci sono gli amministratori che devono fare gli interessi della collettività e gli organi di informazione che devono rendere conto, possibilmente con obiettività, di quello che accade.
Parliamo, ovviamente, della vicenda che riguarda la puzza che si diffonde a Lucera e zone vicine soprattutto nelle ore serali, vera croce per coloro che voglio godersi l'estate senza rimanere tappati in casa con finestre e balconi sbarrati.
L'attenzione è ancora principalmente rivolta verso la Bioecoagrimm di contrada Ripatetta, il cui titolare, nei giorni scorsi ha, in sostanza, ribadito quanto sostiene da tempo, cioè di essere a posto, sia per quanto riguarda le autorizzazioni che per i macchinari impiegati e che non accetta la persecuzione a cui si sente sottoposto, tenuto conto anche dei posti di lavoro che ha creato con la sua impresa e che il cattivo odore potrebbe arrivare anche dall'attività di altre aziende come i sansifici, o dai depuratori.
Intanto, la Cassazione ha dato ragione ai magistrati a proposito del sequestro dell’impianto di compostaggio, provvedimento che era stato contestato dalla proprietà ricorrendo al Tribunale del Riesame di Foggia, per cui la vicenda sul fronte giudiziario dovrebbe riaprirsi.
Anche le autorità cittadine, Sindaco in testa, tartassate dalle lagnanze della gente e del comitato spontaneo, nato la scorsa estate, sono tornate alla carica e pare abbiano annunciato di volere sollecitare gli organi preposti, come l'Arpa, a effettuare nuovi e più approfonditi controlli per accertare la verità sulle emissioni maleodoranti, una volta per tutte. E' una posizione scomoda, quella degli amministratori, bisogna convenirne, perchè la faccenda è molto complicata, per via dei posti di lavoro in ballo, alla luce dell'atavica debolezza del tessuto produttivo locale.
Nel contesto, rientrano anche i media che svolgono il compito di dare voce al pensiero e alle proteste delle persone. Anche questa, se vogliamo, una posizione scomoda per chi vuole riferire la realtà dei fatti. Appaiono, perciò, eccessive le accuse di persecuzione e di accanimento formulate all'indirizzo delle testate giornalistiche.