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FRANCO BATTIATO, Cafè de la paix
 

Individuare quale sia il miglior album del cantautore siciliano, non è una scelta facile.
Da circa 40 anni, Franco Battiato è uno dei protagonisti indiscussi nel panorama della musica italiana.
Si potrebbero citare solo alcuni dei suoi capolavori:
"FERRO BATTUTO" - Premio Tenco e miglior album dell’anno;
"L’ IMBOSCATA", grazie anche alla presenza del brano "LA CURA", vero e proprio caso discografico, miglior canzone dell’anno;
"DIECI STRATAGEMMI " il suo album più graffiante ed esplicito, in cui Battiato abbandona l’uso della metafora.
Mai come in questo album, il Musikante si schiera politicamente in modo così diretto contro Bush. Un rock aggressivo paragonabile solo ad alcuni brani contenuti in "GOMMALACCA" ( Shock in my town ). Lui stesso ammette in una intervista: "Questo è uno dei tre dischi più importanti della mia carriera insieme a "La voce del padrone" e "Gommalacca"..
Ma l’album che meglio rappresenta le tematiche care al compositore catanese, quali il misticismo, il mondo isalmico , l’uso del verso libero, il distacco dalle cose materiali e l’elogio del sogno inteso come la trasmigrazione dell’anima, è "CAFE’ DE LA PAIX", registrato nel 1993 a Bath nel famoso Real Studio di Peter Gabriel.
Miglior disco dell’anno e Premio Tenco, nacque dopo che il compositore catanese si rese protagonista nel 1992 di un evento molto importante: un concerto al Teatro Nazionale di Baghdad. Franco Battiato è stato il primo musicista occidentale a esibirsi in Iraq, sotto il regime di Saddam Hussein.
Tornato in Italia, ancora immerso nei ricordi delle emozioni di quella esperienza, diede vita ad una delle migliori perle di world music prodotte nel nostro paese, un lavoro definito dai migliori critici musicali superiore a "Creuza De Ma" di Fabrizio De André.
Il brano d’apertura che prende il nome dall’album, lo storico locale
parigino tutt’ora esistente, Cafè de la Paix, è un'arabeggiante ballata di viola sul tema della reincarnazione; ("Ci si risveglia ancora in questo corpo attuale/ dopo aver viaggiato dentro il sonno/ L’inconscio ci comunica coi sogni/ frammenti di verità sepolte: quando fui donna o prete di campagna/ un mercenario o un padre di
famiglia").
Ma sarà solo l’ anticipo delle melodie dei pezzi che compongono l’album.
A seguire, infatti, sarà una canzone tradizionale irachena, "FOGH IN NAKHAL". Una vera e propria nenia d’amore e, a mio parere, la piu’ bella canzone dell’album, traboccante di archi, tablas e mandole persiane. Un viaggio in cui l’artista sembra quasi voler prendere per mano l’ascoltatore e guidarlo dolcemente. Meglio ancora riesce a fare la solenne "ATLANTIDE", un’altra ballata da capogiro, con un ritmo ipnotico, una melodia avvolgente, da far girare la testa dove la musica è drammatica, un testo acuto ed ironico, dove la denuncia sulla guerra appare esplicita come in "DELENDA CARTHAGO", contro la corruzione e i fasti dell’impero romano con un finale corale in latino ("...Conferendis pecuniis ergo sollicitae tu causa, pecunia, vitae!/ per te immaturum mortis adimus iter/ tu vitiis hominum crudelia pabula praebes/semina curarum de capite orta tuo"
Si arriva ai fiati caldi ed avvolgenti con semplici ritmiche di "SUI GIARDINI DELLA PREESISTENZA", ennesima poetica Sufista.
Ma, Battiato non si ferma qui; si volge ancora più indietro ("Mi siedo alla maniera degli antichi Egizi/coi palmi delle mani dolcemente stesi sulle gambe/ e il busto eretto e naturale/ un minareto verso il cielo") verso tecniche di meditazione antichissime in "RICERCA SUL TERZO" .
L’inarrivabile “LODE ALL’INVIOLATO” racchiude l’essenza dell’intero disco a certezza di una Presenza ultraterrena, ritenuta da molti recensori una delle più belle canzoni in assoluto di Franco Battiato; per poi concludere con una dolcissima e lenta "HAIKU" con in sottoffondo la splendida voce di Pouran Ghaffarpoure e strumenti quali QUANOON, UD, e TAMPALA.
Questo è anche l’album di grandi svolte per il Musikante.
Termina, infatti, la lunga collaborazione col musicista Giusto Pio a cui diede lezioni di violino già negli anni ’70 ed entra a far parte dell’entourage Angelo Privitera che firma la sua prima collaborazione proprio con questo Cafè de La Paix e tutt’ora suo braccio destro.
L’altro grande incontro sarà quello con il filosofo Manlio Sgalambro
con cui collabora ai testi a tutt’oggi.

LM

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